NELLA PANCIA DELLA BALENA. LA MIA RISPOSTA AL PROF. GALLI DELLA LOGGIA

GHNET FEBBRAIO 2017

Dal generico starnazzare “il turismo è il petrolio dell’Italia” siamo passati direttamente al lamento funebre di Galli della Loggia: “il turismo è il veleno dell’Italia”, con annessi servizi nei Tg.

 

Possibile che banalità pronunciate da chi capita per caso nei paraggi del turismo, lascino il passo allo sciapo riflettere di uomini colti che combattono l’insostenibile buzzurragine del loro prossimo?

Complice l’accelerazione internettiana (dal peer to peer alla sharing economy), siamo stati obbligati a ri-comprendere nel discorso turistico significati quali: identità, ospitalità, condivisione, esperienza, responsabilità.

Questo è bene e dobbiamo considerarlo un risultato ma conduce con sé, inevitabilmente, la questione della sostenibilità che ci coglie nella quasi totale carenza di mezzi per affrontarla e con la cultura collettiva di cui sopra.

L’assenza di strumenti di semplificazione e di governance non è solo riconducibile alla frammentazione delle competenze (diciannove Regioni e due Province Autonome), sconta infatti (come in ogni paese con modesta coscienza del bene comune) gli interessi corporativi, l’ingerenza dei corpi intermedi ed ogni altra infiltrazione a piacere fino al personalismo. A ciò corrisponde la difficoltà di innervare l’attività legislativa e di governo, ad ogni livello, con una adeguata azione di sistema capace di tenere in considerazione i molteplici fattori che concorrono a definire e regolare l’economia turistica.

E’ bene ricordare come la carta geografica delle presenze e della spesa turistica sia, nel nostro Paese, quella di sempre e che nel frattempo poco o nulla sia stato fatto per realizzare le infrastrutture (materiali e immateriali) atte favorire la fruibilità dell’immenso patrimonio nazionale.

E’ chiaro. Qualcosa ci è sfuggito di mano.

La crescita turistica si è trasformata in un incontrollabile transito di umani e occupazione di spazio, dalle calle di Venezia al cemento dei litorali, e ora ci si chiede come può essere domata nell’epoca della connessione totale.

Sostenibile è ciò che si percepisce come unico e fragile, avvicinabile con cautela e conquistato con un minimo di fatica vitale. Insostenibile è ciò che eccede, guasta, confonde, sgorbia e depista, che si percepisce come dovuto, scontato, istantaneo. Se la sostenibilità prevede un’insostenibilità da combattere, definire cosa è sostenibile e cosa è insostenibile prevede la battaglia per recuperare qualcosa che abbiamo perso.

Cosa?

L’interesse e l’attitudine ad accudire e accrescere una coscienza dell’ospitalità.

Il turismo ha smesso di essere una voce della cultura, ha perso di rango sociale ed è divenuto una voce del marketing (cioè di una procedura). Lo abbiamo trattato come inevitabile infezione dei luoghi e oppio per i residenti e oggi, tutti i tentativi di distinguere il viaggiatore dal turista, risultano patetici. Ciò nonostante continuiamo ad essere inebriati dall’euforia dell’accesso e finiamo rimbecilliti dal saccheggio economico operato dall’estero, prede di quell’incoscienza del valore che non sappiamo ricondurre a percezione del valore.

Come possiamo far ritornare la cultura nella pancia del turismo per irrobustirne il carattere e affrontare, maggiormente equipaggiati, la battaglia della sostenibilità economica e sociale del troppo così come del troppo poco?

Non si tratta di dar vita al sequel della controversa contesa fra conservazione e valorizzazione dei beni culturali e, d’altra parte, il turismo non può essere relegato a far da cassa al patrimonio del Belpaese. Concorre alla costante valorizzazione della cultura italiana e, al contempo, se ne alimenta per ri-generarsi. La sostenibilità è, in buona sostanza, un processo culturale.

Professor Galli della Loggia il turismo non mette in pericolo il futuro del Paese come Lei sostiene dalle colonne del Corsera. Rappresenta probabilmente l’unica opportunità di crescita economica a cui dovremmo dedicarci con maggiore interesse culturale e capacità di azione politica. Se avesse la gentilezza di dare un occhio al Piano Strategico 2017/2022, in corso di approvazione da parte del Governo, si accorgerebbe che, oltre ad aver superato il modello basato sul sovra-sfruttamento di poche grandi destinazioni ci si è dati l’obiettivo di una crescita sostenibile, attenta alla qualità dell’esperienza e non alla quantità dei pernottamenti. D’altra parte, come potrebbe essere diversamente, siamo una civiltà.